Diritto d’autore dell’opera fotografica – Il caso Cox Vs Marras

a cura dell’Avv. Roberto Cartella


La sentenza


Con la recente sentenza 23 aprile 2020 n. 2539 il Tribunale di Milano (Sezione Specializzata in materia di Impresa) si è pronunciato a favore del noto fotografo naturalista Daniel Cox, accertando l’illegittima riproduzione di uno scatto fotografico da questi realizzato nel 1993, ripreso dal portale Google – avente ad oggetto un’iconica immagine di un lupo che ulula sullo sfondo di una suggestiva nevicata – su alcuni capi di abbigliamento femminile prodotti e commercializzati dalla Antonio Marras s.r.l. anche tramite piattaforme on line dell’abbigliamento di lusso, tra cui quella gestita dalla società Drexcode s.r.l., pure convenuta in giudizio dal Cox.


Il motivo di interesse della sentenza in questione è costituito dalla pregiudiziale e decisiva qualificazione dello scatto in questione quale “opera fotografica” tutelata ai sensi dell’art. 2 n. 7 L. 22 aprile 1941 n. 633 (LDA), avendo il Tribunale meneghino ravvisato nella foto l’impronta personale del fotografo, inferibile inter alia dalla scelta del soggetto ritratto, dell’uso del chiaroscuro, dei giochi di luce e ombre, del momento esecutivo di realizzazione dello scatto e dalla sua capacità di suscitare reazioni emotive e suggestioni che trascendono il comune aspetto della mera rappresentazione dell’animale.


Fra l’altro, la natura artistica della foto era stata corroborata dal Cox, che ne aveva segnalato la pubblicazione su prestigiose riviste di fotografia, quali “National Geographic” e “Nikon Learn&Explore”.


Riconoscendo la natura di opera fotografica allo scatto, il Tribunale ha disatteso il principale argomento difensivo sviluppato dai convenuti Marras/Drexcode, secondo i quali l’immagine sarebbe stata proteggibile, al più, quale fotografia semplice (art. 87 e segg. LDA) ritraente elementi o fatti della vita naturale o sociale ma nella quale non sarebbe ravvisabile quel carattere creativo che contraddistingue un’opera fotografica, seppur connotata da una buona qualità tecnica di esecuzione e/o realizzata con il supporto di una macchina fotografica di ultima generazione.


Protezione sulla fotografia semplice


Per questa tipologia di fotografie, il legislatore notoriamente prevede una tutela ben più limitata (venti anni dalla realizzazione della foto) – con la conseguenza che, nel caso di specie, i diritti sullo scatto sarebbero scaduti (2013) nel momento nel quale i convenuti avevano riprodotto l’immagine sui capi – mentre, come ben noto, le opere fotografiche beneficiano della tutela spettante a tutte le opere dell’ingegno di carattere creativo estesa sino a 70 anni dopo la morte dell’autore (art. 24 LDA).


La sentenza in commento, dunque, si pone nell’alveo di un consolidato orientamento giurisprudenziale che riconosce l’esistenza di un’opera fotografica – a prescindere dalla qualità tecnica della foto e/o dalla professionalità del fotografo che ne è autore e/o della notorietà del soggetto ritrattato – tutte le volte in cui si è in presenza di un carattere creativo sufficiente ad elevare lo scatto da mero esercizio tecnico ad opera d’arte e che, per converso, nega tale tutela privilegiata allorquando non sia ravvisabile un tale gradiente di creatività.


La simbolica foto di Falcone e Borsellino



Così, a mero titolo esemplificativo, Trib. Roma 12 settembre 2019 n. 14758 ha disconosciuto il valore di opera fotografica al celeberrimo scatto ritraente, in atteggiamento confidenziale, i magistrati Falcone e Borsellino nel corso di un convegno palermitano, in considerazione del fatto che la notorietà e la storia dei soggetti ritrattati ed il grande valore simbolico della foto non avrebbe potuto essere confusa con il mancante apporto creativo del fotografo.


Naturalmente, il ricorso a parametri metagiuridici di apprezzamento dell’immagine fotografica (impronta personale del fotografo, giochi di luce, chiaroscuri ecc.) comporta che la linea di demarcazione fra opera fotografica e fotografia semplice non possa essere così netta, dipendendo da una buona dose di discrezionalità valutativa del Giudicante.


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